Diagnosi e terapia della sterilità

GLI SPECIALISTI DEL CENTRO (Ginecologi, Urologi, Biologi, Genetisti, Psicologi) lavorano in equipe per affrontare i problemi relativi al MANCATO CONCEPIMENTO e all’ABORTO RICORRENTE cercando di formulare una DIAGNOSI della Infertilità / Sterilità della coppia e proponendo poi una eventuale TERAPIA.
Il Centro si avvale degli strumenti più aggiornati per individuare la causa che ostacola il concepimento e/o l’eventuale proseguo della gravidanza.
A seconda della situazione della coppia si cercherà, nella donna, di controllare l’esistenza e la regolarità dell’ovulazione mediante dosaggi ormonali e controlli ecografici delle ovaie, l’eventuale presenza di infezioni vaginali e cervicali, la ricerca di anticorpi anti-spermatozoo, la “compatibilità” tra spermatozoi e muco cervicale (Post-Coital Test), la assenza di stati patologici e la immunizzazione per quelle malattie virali che potrebbero creare problemi durante la gravidanza e così via. Si ricercheranno patologie legate a problemi cromosomici e genetici, stati predisponenti le interruzioni precoci della gravidanza (trombofilia, ecc.) grazie anche al contributo della consulenza di genetisti esperti del ramo. Si controllerà lo stato delle vie genitali interne come l’utero mediante la ISTEROSCOPIA e le tube tramite la SONO-ISTERO SALPINGOGRAFIA (un esame di recente introduzione molto meno fastidioso della Isterosalpingografia radiologica e che tra l’altro evita l’iniezione del mezzo di contrasto e l’uso di raggi X).
Nell’uomo si verificherà la qualità del campione seminale utilizzando uno schema molto approfondito di analisi sia morfologica che funzionale dello spermatozoo e si controllerà la situazione anticorpale, genetica, ormonale, infettivologica ecc.
Nel nostro Centro, anche in una fase complessa come questa, la possibilità per la Coppia di svolgere le indagini presso il nostro Laboratorio Convenzionato (pagando quindi solo il ticket), potrà minimizzare le perdite di tempo e le situazioni stressanti. Sarete infatti seguiti giorno per giorno per organizzare gli appuntamenti, tenendo conto anche dei Vs. impegni, affinchè tutto l’iter diagnostico si svolga senza ritardi o mancanze. Alla definizione diagnostica parteciperà lo staff di specialisti che potrà quindi elaborare, dai vari punti di vista, il percorso terapeutico più efficace per Voi.
I Rapporti Mirati sono consigliati nelle situazioni in cui non si siano evidenziati problemi rilevanti riguardo il numero e la mobilità degli spermatozoi (situazione andrologica nella norma), non si siano riscontrati problemi tubarici o uterini e situazioni in cui viceversa si possa supporre che vi sia una certa difficoltà di una regolare ovulazione. Si predispone un aiuto farmacologico per l’ovulazione e si esegue un monitoraggio ecografico della crescita follicolare per individuare il momento ovulatorio. Si consigliano quindi i tempi più adatti per avere dei rapporti sessuali che possano essere efficaci. Dopo circa 14 giorni può essere effettuato il controllo dell’eventuale inizio della gravidanza.
INSEMINAZIONI INTRAUTERINE (IUI)
L’inseminazione intrauterina avviene generalmente eseguita per il trattamento dei casi di infertilità inspiegata in cui la ovulazione non sia seriamente compromessa, nei casi in cui una o ambedue le tube siano pervie, nei casi di ostacoli nel canale cervicale e nei casi in cui i parametri seminali appaiano normali o con problemi andrologici lievi. L’inseminazione intrauterina comporta una moderata stimolazione farmacologica della crescita follicolare multipla con idealmente 3-5- follicoli . Si effettuano controlli ecografici e dosaggi ormonali per seguire l’andamento dell’ovulazione durante il trattamento. Infatti, in prossimità dell’ovulazione, il partner maschile produrrà un campione di liquido seminale, i cui spermatozoi, dopo opportuno trattamento che ne migliora la mobilità e allontana le forme anormali, vengono trasferiti nella cavità uterina tramite un piccolo catetere di materiale atossico. Si eseguono generalmente una o due inseminazioni per ciclo ovulatorio.
FIVET
Questa tecnica, sviluppata in Inghilterra dal prof. Edwards con l’obiettivo di superare l’ostacolo in alcune donne sterili a causa delle tube chiuse, ha avuto il suo primo successo con la nascita di una bambina nel 1978. Da allora la FIVET è diventata una procedura molto utilizzata nei centri di fecondazione assistita anche in casi di infertilità da fattore maschile.

SCHEMA TECNICO
vengono stimolate le ovaie per una superproduzione di ovociti (per aumentare le possibilità di successo) che vengono aspirati, assieme al liquido in cui sono immersi, pungendo con un ago i vari follicoli ovarici che si sviluppano nelle ovaie. Gli ovociti vengono quindi controllati al microscopio e messi in un contenitore con terreno di coltura cellulare assieme ad una piccola quantità di spermatozoi del partner . Dopo 16 – 18 ore si controlla, sempre al microscopio, che ci siano i segni caratteristici della fertilizzazione (due pronuclei : quello maschile e quello femminile) all’interno dell’ovocita che da questo momento prende il nome di “zigote”. Dopo altre 20 ore circa inizia la divisione cellulare. Lo “zigote”, che era l’ovocita fecondato che conteneva i due pronuclei, è andato incontro ad una trasformazione : i due pronuclei si sono fusi e hanno formato il patrimonio genetico della nuova cellula che da quel momento comincia a dividersi dapprima in due e poi in quattro e quindi in otto cellule. A questo punto, nella maggioranza dei casi dopo due o tre giorni ma anche dopo cinque, l’embrione viene trasferito in utero. Gli embrioni vengono caricati in un sottile catetere morbido che viene introdotto in maniera atraumatica in utero della paziente e lì gentilmente rilasciati. A quel punto si dovrà attendere che passino i giorni necessari per l’impianto prima di fare il test che dirà se almeno uno degli embrioni trasferiti avrà dato inizio alla gravidanza.

PER LA PAZIENTE
È necessario che il trattamento venga preordinato in anticipo di circa uno-due mesi. Al momento della prenotazione verrà spiegato l’iter che, sinteticamente, prevede :

1) l’esecuzione di una serie di esami ematochimici e microbiologici (se non già recentemente eseguiti)
2) il trattamento farmacologico per l’induzione dell’ovulazione multipla
3) il monitoraggio dell’ovulazione
4) il prelievo degli ovociti
5) la raccolta del seme
6) il trasferimento degli embrioni
7) la fase post-trasferimento

1) gli esami preparatori dovranno essere pronti circa un mese prima del prelievo degli ovociti e potranno essere eseguiti anche presso il ns. Laboratorio usufruendo della convenzione con il SSN che prevede il pagamento del Ticket ministeriale come in qualsiasi altra struttura pubblica o privata convenzionata.

2) esistono diversi schemi di trattamento farmacologico con diversi tempi e modalità di somministrazione : in genere si tratta di eseguire giornalmente delle piccolissime iniezioni sottocutanee con ago sottilissimo (tipo insulina) che la paziente esegue senza alcuna difficoltà su sé stessa per un periodo di circa un mese. Un’altra iniezione, dello stesso tipo o intramuscolo, viene richiesta per un periodo di circa 12 – 14 giorni prima del prelievo degli ovociti. I farmaci non hanno, in genere, alcun effetto collaterale poiché si tratta di ormoni del tutto uguali a quelli presenti nel proprio corpo solo che in concentrazione diversa e somministrati nel periodo voluto. Lo scopo è quello di stimolare l’ovaio a maturare più follicoli ed avere quindi poi un maggior numero di ovociti rispetto alla situazione naturale che prevederebbe la produzione di un singolo ovocita.

3) Il monitoraggio dell’ovulazione è il controllo che viene fatto durante l’ultima settimana di stimolazione ovarica e prevede che la paziente si rechi quasi giornalmente presso il Centro per eseguire un piccolissimo prelievo di sangue (per il dosaggio degli estrogeni ed eventualmente del progesterone) ed una ecografia (non serve avere la vescica piena). Questi esami permettono di controllare da vicino la maturazione follicolare e di segnalare il momento migliore per il prelievo degli ovociti.

4) Una certa emozione è naturale nel giorno del prelievo ovocitario, ma niente di più! Si tratta di un piccolo intervento che per motivi di tranquillità nostra e della paziente viene eseguito in sedazione profonda : una sorta di sonno indotto che condivide con l’anestesia l’assenza del dolore ma che permette la respirazione spontanea e un risveglio dopo due minuti dalla fine del piccolo intervento.

La paziente si recherà al Centro all’ora stabilita (di solito durante la mattinata) e a digiuno. Verrà quindi sistemata sul lettino e preparata. Il prelievo degli ovociti viene effettuato pungendo la parete vaginale con un ago, sotto guida ecografica, che arriva poi ad aspirare il contenuto dei follicoli ovarici. Dopo circa dieci minuti l’intervento è finito e la paziente può essere portata nella saletta di attesa per sostare a letto un paio d’ore. Dopo questo tempo viene effettuato un controllo ecografico e medico dopo il quale può tornarsene a casa accompagnata dal marito. Dovrà stare in riposo fino alla mattina dopo quando potrà riprendere le sue abituali occupazioni.

5) La raccolta del seme viene effettuata generalmente dopo 1 – 2 ore dal prelievo degli ovociti della moglie. Avremo bisogno che il marito osservi circa tre – quattro giorni di continenza per quel giorno e verrà invitato ad appartarsi per depositare il campione di liquido seminale in un vasetto sterile. Considerando la delicatezza del momento cercheremo di rendere la cosa meno antipatica possibile!

6) Dopo 24 ore saremo in grado di dire alla coppia come è andata la fertilizzazione indicando il numero di ovociti normalmente fertilizzati. Potremo quindi prendere accordi sul giorno e ora per il trasferimento degli embrioni che verranno trasferiti in utero da 2 a 5 giorni dopo il prelievo degli ovociti.

7) Il trasferimento degli embrioni è comunque un atto che non richiede alcuna anestesia data l’estrema delicatezza con cui il sottile catetere morbido deve entrare attraverso l’orificio uterino. È infatti con questo mezzo che verranno posizionati gli embrioni nel punto più idoneo all’interno dell’utero. Dopo un’ora la paziente può tornarsene a casa con tutte le speranze che i suoi embrioni riescano ad impiantarsi e a svilupparsi.

8) Le chiederemo di continuare una terapia con creme vaginali e di rimanere a riposo per un paio di giorni per aiutare l’impianto, ma le chiederemo soprattutto di rimanere serena perché ora dovrà attendere. Solo dopo due settimane saremo in grado di riconoscere l’inizio di una gravidanza con un dosaggio nel sangue dell’ormone Beta-HCG che ci dirà se sarà andata bene anche l’ultima fase , quella più nascosta ma delicata per l’inizio di una gravidanza regolare.

FECONDAZIONE ASSISTITA ETEROLOGA (IN VIVO E IN VITRO)

Nei casi di sterilità assoluta dovuta a mancanza dei gameti femmilili (ovociti) o maschili (spermatozoi) e/o nei casi di rischio di trasmissione di malattie ereditarie importanti, è possibile ricorrere all’uso di gameti donati (ovodonazione e/o spermiodonazione). Sono state emanate linee-guida ministeriali che definiscono le caratteristiche di sicurezza delle donatrici/donatori alle quali ci atteniamo scrupolosamente per assicurare alle coppie la massima serenità.

MICROINIEZIONE INTROCITOPLASMATICA (ICSI)
La ICSI (IntraCitoplasmic Sperm Injection) o iniezione intracitoplasmatica di spermatozoo, è stata una tecnica rivoluzionaria che permette la fertilizzazione di un ovocita anche da parte di spermatozoi in scarsissimo numero e con mobilità anche molto ridotta. Si tratta in effetti di una procedura di laboratorio in cui si utilizzano dei microaghi di vetro montati su un sistema oleodinamico molto preciso e guidati sotto osservazione microscopica.
Mediante questo sistema si può prelevare un singolo spermatozoo e iniettarlo (come fosse una iniezione vera e propria) all’interno dell’ovocita. Si è visto che, anche senza la reazione che in natura normalmente avviene tra la membrana dell’ovocita e dello spermatozoo, quest’ultimo è in grado di mettere a disposizione il proprio corredo cromosomico e di formare quindi una cellula fecondata che poi procederà nelle sue divisioni cellulari per diventare embrione.

PER LA PAZIENTE
Per quanto riguarda la paziente non c’è alcuna differenza dallo schema classico della FIVET.

MICROINIEZIONE INTROCITOPLASMATICA (IMSI)

In questo tipo di tecnica si utilizza uno spermatozo, come per la ICSI, ma selezionato in base a caratteristiche morfologiche rilevate ad alto ingrandimento (6600x finali). Si usa un microscopio che, utilizzando un sistema NOMARSKI di illuminazione, degli obiettivi particolarmente potenti (100x) e dei sistemi elettronici di ingrandimento di immagine, riesce ad evidenziare anche piccolissime alterazioni della forma dello spermatozoo che molto spesso riflettono alterazioni del contenuto dei suoi cromosomi. La tecnica permette perciò una maggiore precisione nella scelta dello spermatozoo più adatto che, in taluni casi, può essere risolutiva per l’ottenimento di embrioni pienamente vitali e quindi della gravidanza.

TESA – TESTICULAR SPERM EXTRACTION
Quando non si trovano spermatozoi nell’eiaculato è possibile che, nonostante nel testicolo sia presente una loro produzione, questi non riescano a passare attraverso le vie seminali per una ostruzione.
In questi casi si utilizza un ago sottile (simile a quelli per i prelievi di sangue) che viene infisso nel testicolo aspirando poi del materiale testicolare che dovrebbe contenere appunto gli spermatozoi.
Questi vengono poi ricercati tra le cellule aspirate e puliti affinché possano venire utilizzati con la tecnica della microiniezione ICSI.

PER IL PAZIENTE
Il prelievo di questi spermatozoi è molto semplice e, anche se al paziente potrà sembrare strano, non molto doloroso. Non serve assolutamente anestesia (è come prendere un piccolo colpo al basso ventre!) e dopo l’apposizione per quindici minuti di un impacco freddo, il paziente può ritornare tranquillamente alle proprie occupazioni.

CRESCITA ASSISTITA DEGLI EMBRIONI (BLASTOCISTI)
Normalmente gli embrioni vengono trasferiti dopo 2 – 3 giorni dal prelievo degli ovociti e cioè quando sono allo stadio di 4 – 8 cellule.
Ultimamente però; si sono formulati dei terreni di coltura che permettono lo sviluppo dell’embrione fino allo stadio di BLASTOCISTI e cioè quando l’embrione è formato da circa 100 – 120 cellule. Ciò avviene intorno al 5°-6° giorno dopo il prelievo ovocitario e rappresenta l’ultimo stadio di sviluppo dell’embrione dentro il suo guscio (“zona pellucida”).
Dopo tale stadio infatti l’embrione deve uscire dal suo guscio per poter aderire alla parete dell’utero e potersi poi sviluppare fino alla formazione del feto e del nascituro.
Al trasferimento di embrioni al 2° -3° giorno non segue però sempre la gravidanza e una ragione può essere quella che gli embrioni che abbiamo trasferito non continuano a dividersi come dovrebbero ma arrestano il loro sviluppo.
In casi particolari e quando si siano già effettuati senza successo più cicli di trattamento, è possibile, per aumentare il successo della tecnica, mettere a fertilizzare più ovociti in maniera che si possano ottenere in quinta-sesta giornata degli embrioni allo stadio di blastocisti che hanno superato lo stadio critico delle prime divisioni.
Il trasferimento di embrioni allo stadio di blastocisti è simile a quello per gli embrioni in 2°-3° giornata.

PER LA PAZIENTE
Per quanto riguarda la paziente non c’è alcuna differenza dallo schema classico della FIVET se non che il momento del trasferimento degli embrioni è spostato in avanti di 2 – 3 giorni.

HATCHING ASSISTITO (AH)
In certi casi l’embrione dopo il trasferimento in utero e lo sviluppo fino allo stadio di blastocisi, non riesce a uscire dal suo guscio ( “zona pellucida” ) e rimane intrappolato senza alcuna possibilità di impiantarsi.
Le cause non sono ben chiare ma certamente l’indurimento della parete del guscio gioca un ruolo importante.
In certe pazienti questo fenomeno è una caratteristica particolare, in altre riguarda soltanto le pazienti meno giovani :
in ogni caso quando esiste un sospetto che vi sia un problema del genere viene effettuato, prima del transfer, l’Hatching Assistito e cioè l’apertura artificiale della “zona pellucida” in modo da favorire la fuoriuscita dell’embrione dopo il trasferimento in utero.

PER LA PAZIENTE
Per quanto riguarda la paziente non c’è alcuna differenza dallo schema classico della FIVET.

CRIOCONSERVAZIONE OVOCITI
Anche nel caso si siano recuperati ovociti di buona qualità in numero superiore a quello necessario per completare il ciclo di trattamento, è possibile crioconservare gli ovociti soprannumerari con una nuova tecnica (vitrificazione) che prevede il congelamento ultrarapido.
Poiché, nonostante tutte le precauzioni, non tutti gli ovociti riescono a mantenere intatta la loro struttura dopo lo scongelamento, si consiglia la crioconservazione a quelle pazienti che abbiano almeno 5 ovociti. Questi potranno essere quindi utilizzati in un secondo tempo per un eventuale ulteriore tentativo di fecondazione in vitro evitando i disagi e i costi della stimolazione ovarica e del prelievo degli ovociti.
Il congelamento di ovociti viene effettuato anche per preservare il materiale genetico che in certe situazioni può venire alterato (terapie radianti e chemioterapie) o per posticipare una gravidanza (social freezing) che in particolari casi può essere prematura rispetto a situazioni sociali o personali (donna in carriera – familiarità di menopausa precoce – situazioni personali, ecc..) che corrono il rischio di far superare l’età nella quale la donna ha le migliori possibilità di concepire.

I nostri specialisti sono a disposizione per esaminare le eventuali situazioni particolari e consigliare il percorso più adatto per ottimizzare i risultati.

CRIOCONSERVAZIONE LIQUIDO SEMINALE
La crioconservazione del liquido seminale avviene in azoto liquido a -196°C dopo aver trattato il campione con un crioprotettore che permette la sopravvivenza degli spermatozoi. Piccole quantità di campione vengono stoccate in tubicini di plastica ionomerica ad alta sicurezza. In queste condizioni la conservabilità dei gameti è teoricamente illimitata e comunque di oltre 20 anni.

CRIOCONSERVAZIONE EMBRIONI
Il congelamento di embrioni in Italia è attualmente previsto nei casi contemplati dalla legge 40/2004 interpretata dalla sentenza 151/2009 della Corte Costituzionale. Gli embrioni infatti che risultassero non trasferibili, per motivi di salute della donna durante un trattamento di PMA in vitro, devono essere crioconservati in attesa di un momento più adeguato per il trasferimento.

Crioconservazione autologa

E’ un servizio per lo più svolto per quelle persone che devono subire trattamenti potenzialmente lesivi per le loro cellule riproduttive o che comunque vogliano conservare tali cellule per trattamenti futuri di Fecondazione Assistita.

 

Il congelamento del liquido seminale viene effettuato in azoto liquido a -196°C dopo trattamento del campione con un crioprotettore, che permette la sopravvivenza degli spermatozoi, e lo stoccaggio in tubicini di plastica ionomerica ad alta sicurezza.Il congelamento degli ovociti avviene in terreni liquidi con
crioprotettori secondo la tecnica di vitrificazione che utilizza un congelamento super-rapido direttamente in azoto liquido). Gli ovociti vengono stoccati poi, come gli spermatozoi, in tubicini di plastica ionomerica ad alta sicurezza a -196°C in azoto liquido. La conservabilità dei gameti è di oltre 10 anni.

 

Diagnosi e terapia dell’aborto ricorrente

L’aborto ripetuto e l’aborto ricorrente (o abituale) rappresentano un argomento difficile da inquadrare clinicamente e ancor più difficile da affrontare terapeuticamente.
Generalmente per aborto ripetuto si intende il caso di due aborti consecutivi, mentre con il termine di aborto ricorrente o abituale si inquadrano i casi con tre o più aborti consecutivi. Una categoria diversa di donne, alle quali si può ricondurre questo tipo di patologia, provengono dai ripetuti trattamenti di fecondazione assistita con esito negativo. Per queste pazienti si può ipotizzare, in una certa percentuale di casi, una eziologia comune con le donne che abortiscono ripetutamente.
Queste patologie hanno un fortissimo impatto psicologico sulle pazienti, le quali manifestano ansia, angoscia, senso di colpa e depressione. L’innalzamento dell’età media in cui le donne decidono di andare incontro alla maternità, inoltre, aumenta l’effetto ansiogeno dell’esperienza di uno o più aborti.
Di conseguenza è in aumento il numero di pazienti che si rivolgono allo specialista per trovare la causa degli aborti.
Bisogna ricordare che il circa il 15% delle gravidanze esita in aborto: questa percentuale rappresenta il rischio di aborto che rimane invariato ad ogni gravidanza, indipendente dall’esito delle gravidanze precedenti. Inoltre è stimato che circa il 60-70% dei concepimenti non raggiunge lo stato di gravidanza clinicamente rilevabile.
Da alcune indagini effettuate tramite il cariotipo dei feti abortiti spontaneamente è risultato che nel 60% dei casi vi è un assetto cromosomico aneuploide. Alcune indagini epidemiologiche hanno evidenziato come nel caso di due aborti spontanei consecutivi la probabilità di avere una gravidanza regolare a termine è dell’80%, in caso di tre aborti è circa del 70%, in caso di 4 aborti è del 55% e in caso di 5 aborti è del 20%. Inoltre, sempre da studi epidemiologici, si evidenzia che la casualità di due aborti consecutivi riguarda l’80% di queste donne, mentre quando si verificano tre aborti quelli dovuti al caso sono circa il 50%. La casualità riguarda il 20% in caso di quattro aborti e meno del 5% in caso di cinque o più aborti. Di conseguenza è chiaro che sussiste una reale patologia solo nel caso di pazienti con 4-5 aborti consecutivi. Nell’esperienza clinica però il medico si troverà di fronte, nella maggior parte dei casi, a donne con uno o due aborti che richiedono di essere rassicurate per l’esito delle eventuali prossime gravidanze. Dare risposte esaurienti è un compito difficile, se non impossibile, visto che in circa il 50% dei casi di aborto ricorrente l’eziologia rimane inspiegata. Generalmente in caso di aborto ricorrente nel 3-6% dei casi è evidenziabile un’anomalia cromosomica in uno dei due genitori. Nel 10-14% dei casi le donne presentano un’ anomalia anatomica dell’utero. Un altro 30-40% delle pazienti con aborto ricorrente presentano autoanticorpi anticardiolipina, i più coinvolti nel determinare l’aborto, o altri autoanticorpi, quali gli anti-nucleo, anti-tiroide, anti-muscolo liscio e anti-mitocondriali. Molto spesso questi anticorpi più che essere la diretta causa dell’aborto, possono essere la spia di un problema del sistema immunitario che potrebbe promuovere il “rigetto” del prodotto del concepimento. In altri casi, secondo i punti di vista dei diversi clinici, vi è la comunanza degli antigeni HLA e una patologia endocrina come diabete o ipotiroidismo. Nel 30-40% dei casi non si trovano plausibili spiegazioni.
L’approccio per la diagnosi dell’aborto ricorrente va sempre iniziato con una serie di esami clinici e strumentali che permettano di individuare una possibile causa dell’abortività o del mancato impianto. Questi esami prevedono lo studio dell’assetto cromosomico dei componenti la coppia, esami ematochimici per problemi metabolici o immuno-sierologici, dosaggi ormonali, screening anticorpale e coagulativo, ricerca di possibili agenti patogeni batterici e virali e controlli strumentali quali l’Ecografia con sonda vaginale e l’Isteroscopia. Nei casi di ripetuto mancato impianto in trattamenti di fecondazione assistita potrebbe essere utile la ricerca di aneuploidie (numero di cromosomi non corretto) utilizzando una tecnica di indagine su alcune cellule dell’embrione prima del suo trasferimento in utero (PGS).
Tuttavia, come abbiamo precedentemente accennato, dopo tutti questi esami si riuscirà ad individuare la presunta eziologia degli aborti solo in una meta’ dei casi.
Anche la terapia per il trattamento di questa patologia risulta non sempre risolutiva. Nei pazienti che presentano nel siero autoanticorpi e in particolare nel caso degli anticardiolipina il trattamento con cortisonici, aspirina ed eparina a basse dosi generalmente risolve una buona parte di questi casi. Nel caso di difetti Mülleriani può essere indicato un intervento di metroplastica. Nei casi che non presentano cause individuabili con gli esami clinici sopra menzionati, e nei casi recidivanti sono state suggerite alcune terapie, quali l’infusione di immunoglobuline o di linfociti. Studi policentrici effettuati in numerose Università straniere non hanno tuttavia dimostrato per questi trattamenti alcuna validità scientifica.
E’ indubbio comunque che più ci si avvicina ad una diagnosi certa, più mirata ed efficace può essere la terapia.

Consulenza e sostegno della coppia

Il Centro ARC-STER, secondo le linee-guida del Ministero della Salute, garantisce attività di consulenza e sostegno rivolta alla coppia in tutte le fasi dell’approccio diagnostico e terapeutico dell’infertilità e, eventualmente, anche dopo che il processo di trattamento sia stato completato. E’ a disposizione della coppia una consulenza decisionale, una consulenza di sostegno, una consulenza genetica e una consulenza terapeutica. Tali attività vengono espletate dagli specialisti medici e biologi del Centro e da un Counselor e uno psicologo.